È cosa comune, per una ragazza che studia ingegneria, avere almeno un’amica “merendinaia”. Sono quelle che, per ovvi motivi, hanno tanto tempo libero da dedicare ad attività per loro fondamentali ma che tu hai, oramai, depennato dalla tua lista di priorità. Sono quelle che ti telefonano piangendo perché il parrucchiere ha esagerato con il taglio o con la tinta, oppure che ti informano della loro rilassante seduta settimanale dall’estetista. Tu, intanto, sei chiusa in casa da settimane e avresti bisogno del tosapecore e del rullo dell’autolavaggio per ritornare in condizioni accettabili, tuttavia annuisci e sorridi.

Proviamo a fare un decalogo delle frasi più moleste che un’ingegnera si sente rivolgere da una merendinaia.

 

Non dirmi che studi anche il fine settimana!?

Certo che studio anche il fine settimana, amica merendinaia.
Soprattutto il fine settimana.
Preparatevi alla loro faccia contrita, quasi schifata, giacché è inaccettabile, per chi è abituato ad unire i puntini, che il Sabato e la Domenica siano spesi con il culo sulla sedia, in pigiama, a cercare di calcolare l’escursione di modo comune di una doppia coppia differenziale con specchio di corrente a compensazione di base.

 

Guarda che il mio esame di matematica è esattamente come il tuo

Plausibile come la ricrescita naturale dei capelli di Paolo Fox.
Quando poi ti chiamano, chiedendoti se puoi spiegargli come funziona la somma di monomi, sentiti pure autorizzata ad esplodere nella stessa risata di Light Yagami di “Death Note” durante un delirio di onnipotenza.

 

Ogni facoltà ha le sue difficoltà

È un po’ come la scusa delle ossa grandi. Annuite e, se vi capita l’occasione, mettetele una pasticca di Dulcolax nel caffè.

 

Ah, ma quindi non ti laurei con 110?

Da gente che frequenta una facoltà dove un peto corrisponde ad un 29, un rutto ad un 30 e una combo rutto-peto al 30 e lode, non ci si può aspettare comprensione su un argomento simile. Se provi a spiegare loro che il tuo esame comprende uno scritto preliminare, uno scritto ed un orale (nel migliore dei casi), che se vieni bocciata all’orale devi rifare anche lo scritto e che se prendi 18 ti appare Ada Lovelace che ti applaude, vanno in un loop più profondo di quello di Andreotti durante l’intervista di Paola Perego.

 

Oggi ho seguito un seminario sull’importanza del vino nell’antica Grecia e mi hanno dato 3 cfu

Io, per il mio esame di geometria da 3 cfu, ho dovuto fare uno scritto, un orale ed una sessione di autoflagellazione davanti ad un’incazzatissima commissione di sei professori.
Adesso datemi il vino, vi prego.