Quante volte ci siamo lamentati per la carenza dei posti in cui studiare? Quante volte è conseguenza dei nostri ritardi per lo studio? Bene, è proprio questa la problematica che stanno sopportando gli studenti di Bitonto.

Fino allo scorso Settembre, la città di Bitonto poteva vantare di due luoghi in cui studiare: Biblioteca e Officine Culturali, di cui soprattutto la seconda era utilizzata e amata data la sua “elasticità” con gli orari di utilizzo.

Poi cos’è successo?

Beh, è presto detto. Ormai alle Officine Culturali non è più possibile studiare dato che, sebbene l’immobile sia comunale, hanno una gestione privata e, quindi, hanno deciso di fare dei corsi a pagamento e sopprimere il servizio di sala studio, tutto questo pur sapendo che MOLTI Universitari Bitontini facevano capo alla data struttura. 

Probabilmente vi starete chiedendo: “Beh, ci sono due strutture in cui studiare. Non possono utilizzare la biblioteca?“. Purtroppo ci sono limitazioni non trascurabili. La Biblioteca è funzionante, su questo non si discute, ma ha orari che possiamo definire quasi come “Anti-studio”, per essere più precisi dalle 9 e 30 alle 13 e poi dalle 15 e 30 alle 18 e 30. Sarete concordi col definirli completamente incompatibili con l’attuale studio che l’università richiede per la preparazione degli esami. Senza concentrarci esclusivamente sul carattere “temporale” della faccenda, la biblioteca ha anche altre problematiche: manca un appropriato impianto di riscaldamento e ha un personale che non rispetta le regole, in quanto non mantiene il silenzio dovuto all’interno di una struttura come questa. Cosa può esserci peggio di questo? Beh, dulcis in fundo, la biblioteca si prende spesso la “libertà” di chiuderla per lo svolgimento di corsi come Ecdl, Inglese, Tedesco, Autocad, e tutto rigorosamente a pagamento. 

E allora che si fa?

A quanto dice l’attuale sindaco, si parla di un’eventuale riqualificazione di un ex-tribunale per adattarla ad aula studio. Intanto, però, gli studenti continuano a compiere spostamenti alquanto lunghi (altre spese da aggiungersi alla già rilevante tassa universitaria) per usufruire di un diritto sacrosanto: Il diritto allo studio. Conoscendo i tempi burocratici a riguardo, speriamo che, nell’attesa, gli studenti non diventino dei fuoricorso (o forse già lo sono, chi lo sa). Officine Culturali parla di “Work in progress”, sarà vero?

Intanto, dati i presupposti, vedreste una città del genere come candidata favorevole a “Capitale della cultura 2020”? Per il momento, li proclamiamo vincitori del titolo “Capitale dei fuoricorso 2017”, sperando che il tempo ci dimostri che sbagliamo.

Buona fortuna a tutti i Bitontini!