Il giorno esatto in cui è morto Nikola Tesla è sconosciuto. Per convenzione questo evento viene collocato il 7 di Gennaio poiché coincide con il giorno in cui un’inserviente dell’Hotel New Yorker, albergo in cui Tesla alloggiava, ritrovò il cadavere del genio serbo.

Nikola Tesla è morto a 87 anni. A quel tempo l’età media, per coloro che non andavano in guerra, non superava i 60 anni. Dunque, arrivare ad un’età tanto avanzata era quasi un miracolo. Tesla, anche in questo, conferma il suo essere assolutamente fuori da ogni schema. Ovviamente, essere così avanti con gli anni, non ha risparmiato Tesla dallo sviluppare quelli che sono i disturbi congeniti della vecchiaia.

Ricostruiamo insieme gli avvenimenti precedenti e successivi la sua morte.

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La Wardenclyffe Tower fu abbattuta dal nuovo acquirente.

Nel 1917, J.P. Morgan decise di tagliare i fondi a Tesla perché giudicava le sue idee oramai prive di interesse pratico. Tesla fu costretto a dichiarare bancarotta e, per continuare i suoi esperimenti, dovette vendere la Wardenclyffe Tower con terreno annesso. Questo fu il punto di rottura che portò Nikolino a passare da papabile candidato al Premio Nobel a povero pazzo costretto a vivere di una misera pensione.
Oramai in evidenti difficoltà economiche, fu allontanato dall’alta società e abbandonato da molti dei suoi amici. Non avendo più soldi per permettersi la bella vita di un tempo, dovette lasciare il suo lussuoso appartamento all’ultimo piano del Waldorf Astoria e trasferirsi al modesto Hotel New Yorker, albergo di fascia medio bassa.

 

La solitudine, la naturale predisposizione e l’età sempre più avanzata, condussero Tesla sulla via dello squilibro mentale: parlava con i piccioni, parlava da solo, camminava per ore sul tetto dell’albergo, spariva per giorni interi, progettava congegni ai limiti della fantascienza, faceva sensazionali affermazioni a quei pochi giornalisti che ancora gli chiedevano un’intervista.

 

Nel 1937, all’età di 81 anni, mentre attraversava la strada, Tesla fu investito da un taxi. Secondo i testimoni, Nikolino fu sbalzato a quasi 30 metri ma si rialzò quasi immediatamente.

Tesla con il bastone.

Tesla con il bastone, pochi anni dopo l’incidente.

Non volle essere trasportato in ospedale ma chiese di essere semplicemente riaccompagnato in albergo. Rimase a letto per quasi due mesi e il medico (da cui poi accettò di farsi visitare) riportò di alcune costole rotte, difficoltà nella respirazione e nella digestione, traumi contusivi vari e abrasioni. Gli andò decisamente bene!
In realtà Tesla non si riprese mai completamente dall’incidente.
Infatti dovette rivedere la sua alimentazione poiché affermò di non riuscire più a digerire i suoi pasti abituali, spesso camminava con l’ausilio di un bastone, ancora più spesso si ammalava di bronchite (forse anche a causa del fatto che non potesse permettersi i riscaldamenti). Come se non bastasse tornarono a farsi sentire i problemi cardiaci che Tesla aveva già sviluppato all’inizio del novecento a causa della sua dipendenza dal Kafffèéè!1!.

 

Il pomeriggio del  5 Gennaio 1943, in barba alla neve e ai limiti dovuti all’età, Nikola Tesla decise di recarsi al parco per dar da mangiare ai suoi amati piccioni. Quando fu di ritorno, infreddolito e zoppicante, appese alla sua porta il cartello “do not disturb” com’era solito fare.

Hotel New Yorker negli anni 30

Hotel New Yorker negli anni 30

L’inserviente addetta al suo piano, conoscendo il soggetto, decise di lasciarlo in pace. Solo due giorni dopo, quando effettivamente l’assenza di Tesla iniziò ad essere troppo lunga persino per i suoi standard, il direttore diede ordine di entrare.
La povera signora trovò Tesla disteso nel suo letto, ancora vestito, pallido e senza vita.
In pochissimo tempo fu avvisato Sava Kosanović (nipote di Tesla residente a New York), la polizia, il medico e tutto l’ambiente accademico.

La segretaria di Kosanović, tale  Charlotte Muzar, che quel giorno si recò all’Hotel New Yorker proprio insieme a Sava Kosanović, riferì in un’intervista che la stanza di Tesla era stata messa a soqquadro dalla polizia e che la cassaforte era stata aperta. A quanto pare gli agenti avevano portato via alcuni fascicoli che poi furono catalogati sotto il nome di “progetto nick”.  Ma questa storia la approfondiremo in un altro articolo.

 

Ad ogni modo, il funerale si tenne il 12 Gennaio nella chiesa ortodossa di Sant Sava. Quello stesso giorno il sindaco di New York, Fiorello la Guardia, lesse alla radio una splendida eulogia in favore di Tesla. Il corpo di Nikolino fu cremato e le sue ceneri vennero inserite in una sfera intinta nell’oro e che oggi è custodita al Nikola Tesla Museum di Belgrado.

La maschera mortuaria commissionata da Hugo Gernsback

La maschera mortuaria commissionata da Hugo Gernsback

L’artista Hugo Gernsback, amico di Tesla, realizzò una maschera mortuaria che poi espose nel 1957 a cento anni dalla nascita di Nikola Tesla ( anch’essa esposta al Nikola Tesla Museum).

Nello stesso anno in cui Tesla morì, la corte suprema degli Stati Uniti riaprì la questione legale inerente alla paternità del brevetto sulla radio. Giudicò non validi i lavori di Guglielmo Marconi e dichiarò Nikola Tesla l’effettivo inventore della radio. Tutto è bene quel che finisce bene ma sarebbe stato carino che Tesla si vedesse riconoscere i propri meriti quando era ancora in vita.

Sulla morte di Tesla esistono un’infinità di teorie, molte delle quali di matrice complottistica. Personalmente, vista l’età ed il quadro clinico, ho sempre pensato che tali ipotesi fossero decisamente ridicole. L’FBI, seppur nel tempo possa essere stato interessato a Tesla, non aveva alcun interesse ad uccidere un uomo già vecchio, malato e con una reputazione praticamente distrutta.