I bei tempi dei giochi con i lego sono finiti: l’ingegnere, ormai, capisce che tutti quei giochi non erano altro che un preludio alla sua rovina per eccellenza, l’esame di Scienza delle Costruzioni (Mi raccomando a non chiamarlo “scienze”. Pena: la decapitazione. La scienza è una sola).

Un orrido mattone che ha segnato la vita di tutti, dai professori agli alunni, e che hanno fatto apparire gli esami di Analisi Matematica I come delle boccate di aria fresca. Purtroppo nessuna facoltà di ingegneria si salva da quest’incubo da Elettronica a Gestionale, infatti ritroviamo delle peculiarità che si ripetono:

> Non esiste alcun libro su cui studiare. Oppure ce ne sono 12, da cui prendere a spizzichi e bocconi. Oppure ce n’è uno solo, ma è in tedesco, scritto a mano con calligrafia indecifrabile, e con formule buttate lì, neanche fosse un capolavoro di arte moderna.

> L’esame comincia con la frase «Le chiederò qualcosa di facile … » e finisce con lo studente in lacrime, giunto al livello più basso della sua autostima.

QUANDO LO PASSIAMO QUESTO ESAME?

Contrariamente ad esami come Analisi o Fisica generale, l’esame di Scienza delle Costruzioni è un esame che si passa al primo tentativo. La variabile, in questo caso, è il tempo necessario per prepararsi e per passare lo scritto. Ed è una variabile che “varia molto”: si va da tre settimane (il figlio del rettore) ad alcuni anni (altrimenti perché, secondo voi, ci sono così tanti fuoricorso?).

 

NESSUNO PENSA AI PROFESSORI??

Non è solo un esame piacevole come la sedia elettrica, ma porta anche conseguenze mostruose, indipendentemente dal risultato, sugli esami successivi che si sosterranno. Infatti le reazioni dei docenti possono essere divise così:

 

> «Eh, ma lei mi ha preso solo 18 in Scienza, io non posso certo darle di più. Che figura ci faremmo?».
> «Ma come? Lei mi prende 30 di Scienza delle Costruzioni e mi viene a dire che non conosce la teoria di Gercksnxnense?
> «Ma come? Lei non mi ha ancora passato Scienza e si presenta qui da me?».