Inauguriamo questa nostra nuova rubrica sulle star Social, che si sono distinti per “Cultura alternativa”, Il famigerato Prof. Vincenzo Giordano. Senza rubarvi altro tempo, vi auguro buona lettura!

1 ) Grazie di averci concesso quest’intervista! Cominciamo con una domanda base: Si presenti per i lettori che ancora non la conoscono!

Sono docente a contratto presso il Politecnico di Bari, dove insegno Analisi Matematica, Geometria e Algebra. Insegno matematica come docente di ruolo presso il Liceo Scientifico Statale “Enrico Fermi” di Bari. Nutro una grande passione per la storia della matematica, per l’insegnamento e la divulgazione scientifica.

2 ) Com’è nata la sua passione per la matematica?

La mia prima grande passione è stata quella per il disegno: da piccolo sognavo di entrare nell’Accademia Disney oppure di iscrivermi all’Accademia delle Belle Arti. Durante gli anni passati al liceo scientifico, ho cominciato ad avvicinarmi alla matematica, a subirne il fascino, a percepirne la bellezza. Con il passare del tempo, ho ritrovato nella matematica quello che non trovavo nella vita reale: rigore, precisione, ordine, razionalità. In matematica non c’è spazio per gli equivoci, per le ambiguità, per la precarietà. Come direbbe Denis Guedj: “Si sono mai viste definizioni matematiche imputridire su due piedi, teoremi liquefarsi, ragionamenti ammuffire, assiomi finire divorati dai vermi? […]. Per sfuggire alla pregnanza del reale che mi soffocava, ho dovuto fare appello a una pura attività dello spirito”. Così, alla fine, sono riuscito a districarmi tra equazioni differenziali e integrali doppi, rimanendo meno esperto nelle relazioni interpersonali (non sono ancora riuscito a comprendere le alchimie sentimentali).

3 ) Come mai ha deciso di essere il primo professore “social”?  

Riprendendo Archita da Taranto (il primo ingegnere della storia), Cicerone sosteneva: “Se un uomo salisse in cielo e contemplasse la natura dell’universo e la bellezza degli astri,  la meraviglia di tale visione non gli darebbe la gioia più intensa, come dovrebbe, ma quasi un dispiacere, perché non avrebbe nessuno cui comunicarla”. Vedi, nel corso degli anni (e non sono pochi…) ho accumulato conoscenze. Tuttora continuo a studiare e a scoprire cose nuove, a mio parere interessanti. Perché tenere tutto per me, perché non condividere quello che so con gli altri, con il maggior numero possibile di persone? Ovviamente, Facebook è uno degli strumenti più efficaci per raggiungere lo scopo. D’altra parte, la matematica non gode di grande popolarità (per colpa di coloro che la insegnano). Incontro spesso persone, anche colte e intelligenti, che professano una decisa avversione per la matematica e ostentano, quasi con una punta di orgoglio, la loro totale ignoranza di tale scienza. In chi come me si dedica alla matematica, questo atteggiamento suscita il desiderio di farne comprendere lo spirito, la recondita bellezza, il fascino profondo. In fondo, l’eleganza di un teorema è paragonabile all’armonia di un quadro o alla perfezione di una melodia. Con questo (ambizioso) intento, tre anni fa ho creato una pagina dedicata alla matematica. “Il binomio di Newton è bello come la Venere di Milo, peccato che pochi se ne accorgano” diceva Fernando Pessoa. Senza la presunzione di essere esaustivo (cercando però di esserlo), ho deciso di far conoscere il manipolo di pazzi visionari che se ne sono accorti, gettando luce sulle “Gioconde” e sugli “Amleti” della  matematica.

4 ) Qual è il post della sua pagina di cui va più orgoglioso?

Il post pubblicato il 18 agosto scorso, in cui spiego in modo conciso e divulgativo il motivo per cui il cielo è azzurro. La fisica è l’argomento più interessante del mondo perché spiega come il mondo funziona e, per capirla, hai bisogno di solide conoscenze matematiche. Peccato che la maggior parte dei docenti di fisica non la sappiano insegnare e che i testi canonici di fisica, spesso, siano privi di agganci con il mondo reale. In altre parole, manca l’aspetto intrigante, il lato divertente. Però, se mi consenti, vorrei aggiungere che tengo molto ai post dedicati alla storia della matematica e dei simboli e delle notazioni della medesima (il 3 gennaio ho spiegato la ragione per cui la funzione seno si chiama così…) e non posso non citare il post pubblicato il 21 agosto scorso sullo studente di fisica cui viene chiesto di determinare l’altezza di un edificio con l’ausilio di un barometro (post visualizzato da quasi 111.000 persone e che riassume la mia idea di insegnamento).

5 ) Quali sono i suoi piani futuri?

Scrivere un libro di Analisi Matematica per la Mondadori (è solo un progetto…) e un libro tratto dalla pagina Facebook. Poi mi piacerebbe cominciare a girare per le città e tenere conferenze divulgative di matematica. Insomma, il mio sogno è quello di diventare il “Piero Angela della matematica”.

6 ) Vuole fare un saluto in particolare? O lasciare un messaggio a chi la sta leggendo?

Vorrei ringraziare di cuore coloro che seguono con affetto e attenzione la mia pagina. E dire un’ultima cosa, rivolgendomi soprattutto a chi è “terrorizzato” dalla matematica. Come spesso affermo alla fine del corso di “Analisi Matematica”, vorrei che tutti sapessero che complessità in matematica non è sinonimo di difficoltà ma di profondità. La matematica è bella, è straordinaria perché è profonda, non c’è spazio per la superficialità.

E a proposito di superficialità, lo sai Gianmarco perché quando si affronta qualcosa in modo trasandato e grossolano, alla buona e senza cura, si dice che si “fanno le cose alla carlona”?  Tale modo di dire deriva dal nome di Carlo Magno (782-814), denominato appunto “Carlone” e rappresentato nei vari poemi cavallereschi come un uomo goffo, facilone, bonario, che amava indossare abiti caratterizzati da stoffa rozza, non alla portata del suo rango. Secondo la leggenda, un giorno, ad una battuta di caccia, l’imperatore si presentò con il suo solito abbigliamento umile mentre gli altri partecipanti indossavano abiti da caccia sfarzosi. Ad un certo punto esplose un violento temporale: gli eleganti cacciatori si inzupparono tutte le loro vesti mentre Carlo Magno fu l’unico a passare indenne alla tempesta.