Nikolino, per quanto sia sempre stato studioso, assennato e volenteroso, ha anche attraversato periodi di forte turbolenza emotiva. Possiamo quasi dire che in gioventù non sia stato proprio un ragazzo tranquillo. Spesso, infatti, ha indugiato in passioni o vizi che lo hanno portato anche ad avere seri problemi con la legge. E non scherzo. 

E’ ovvio che sia necessaria una contestualizzazione: Tesla non è mai stato uno sgherro alla “spacco botilia, amazo familia” ma ha sempre avuto la tendenza a farsi deviare su cattivi sentieri da personaggi non troppo raccomandabili.

Tutto inizia nel 1874 quando Nikolino è pronto per iniziare la sua avventura ingegneristica a Gratz. Poco prima di partire, con somma disperazione, Tesla riceve la chiamata alle armi. Voi ve lo immaginate Nikolino con la divisa e il fucile in spalla? Io no, per niente.
Tesla, che probabilmente la pensava come me, scappa e si rifugia sulle montagne di Tomingaj vicino Gračac. Porta con sé lo stretto indispensabile e vaga fra i monti fin quando non viene considerato effettivamente scomparso dalla polizia. Ricordiamo che disertare la leva è reato e viene effettivamente tacciato di defezione verso l’esercito austro ungarico!

Tesla, quando racconta questo avvenimento al suo biografo, dice:

Per lungo tempo ho vagato fra le montagne, travestito da cacciatore e con una pila di libri al seguito. Questo contatto con la natura mi ha reso più forte sia nel corpo che nella mente.

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Giovani arruolati all’esercito Austro-Ungarico nei primi del ‘900

Scampato l’esercito, nel 1875 Tesla si reca a Graz per frequentare l’Austrian Polytechnic School, uno dei migliori politecnici d’Europa. Il suo primo anno è una bomba: studia giorno e notte, non salta una lezione e conclude tutti gli esami con il massimo dei voti. Durante il suo secondo anno, però, Nikola entra in conflitto con il professor Poeschl che sostiene l’assoluta impossibilità di costruire una dinamo senza commutatore. Tesla, invece, sostiene che si possa fare. Il professor Poeschl, infastidito da tanta arroganza e tutt’altro che disposto ad ascoltare le ragioni di un semplice studente, decide di revocargli la borsa di studio.
Tesla, dovendo ora pagarsi gli studi di sua tasca, inizia a saltare le lezioni ed a perdere terreno rispetto agli altri studenti.
Cade in un profondo sconforto, inizia a sperperare soldi nel gioco d’azzardo e nelle scommesse e alla fine del terzo anno è costretto ad abbandonare l’università.

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Il politecnico di Graz

Nel 1878 lascia l’Austria senza avvisare i genitori e si reca a Maribor, in Slovenia.
Qui si abbandona completamente a passioni tutt’altro che salutari: fuma, gioca d’azzardo, a scacchi e a biliardo. Passa tutto il suo tempo in un pub (Happy Peasant Pub) e lavora saltuariamente come progettista presso una locale società di ingegneria. E’ costantemente senza soldi perché tutto ciò che guadagna lo sperpera al tavolo verde. Il padre, venuto a conoscenza di ciò, nel 1879 corre a Maribor per pregare il figlio di tornare a Gospic. Nikolino si rifiuta ma la polizia, scoprendolo senza permesso di soggiorno, lo riaccompagna di peso in casa. (Aiutiamo Nikolino a casa sua!)
Tornato a Gospic e con l’aiuto dei genitori, Nikolino riesce finalmente a liberarsi dei suoi fantasmi.
In una intervista dirà:

A una certa età contrassi la febbre del gioco d’azzardo, cosa che fece preoccupare moltissimo i miei genitori. Sedermi a un tavolo da gioco rappresentava per me la quintessenza del piacere. Mio padre conduceva una vita esemplare e non riusciva a perdonami tale perdita di tempo e di denaro. Ero deciso a smettere, ma il mio approccio non era quello giusto. Volevo dirgli: «Posso smettere quando voglio, ma ne vale la pena visto che cosi mi sembra di conquistare le gioie del paradiso? »    Egli si sfogava spesso e mi esprimeva il suo disprezzo, mentre mia madre si comportava in modo differente: comprendeva il carattere degli uomini, e sapeva che soltanto attraverso i propri sforzi si poteva raggiungere la salvezza. Ricordo che un pomeriggio, dopo che avevo perso tutto il mio denaro e avevo tuttavia ancora desiderio di giocare, mia madre venne da me con un rotolo di banconote e mi disse: «Vai e divertiti. Prima perderai tutto quello che abbiamo e meglio sarà. So però che riuscirai a superare anche questa prova». Aveva ragione. Placai la mia passione e fu in quel momento che rimpiansi di non essere stato così forte centinaia di volte prima. Non solo vinsi il vizio ma strappai via dal cuore ogni traccia di desiderio rimasto. Da allora sono stato indifferente a qualsiasi forma di scommessa.