La laurea. L’ingegnere ha finalmente completato il suo milione di esami. Le sue millemila ore di studio. Ma ora in testa ha un solo pensiero: “Aiuto, tesi in arrivo“.

Niente più preghiere per un 18, niente più nottate, finalmente l’ingegnere può tirare un sospiro di sollievo crogiolandosi nel pensiero che sia tutto finito.

 

Finito? Davvero credevate di aver finito? Poveri illusi.

In realtà l’incubo comincerà proprio ora: il periodo del “Aiuto tesi” che farà rimpiangere tutti i giorni i fantastici tempi degli esami da 1000 CFU. La tesi di laurea rappresenterà il vostro inferno, rendendo quasi impossibile il pensiero di quel paradisiaco sogno che è la laurea.

 

La tesi può essere considerata come una rappresentazione teatrale della vita che verrà, dell’impatto, ormai prossimo, dell’ingegnere con il mondo del lavoro. In quanto tale, i primi mesi di tesi vengono passati nell’inattività più assoluta e depressiva (in cui l’ingegnere avrà a che fare con la prima sensazione di disoccupazione). Poi comincerà a fare dei piccoli pupazzi di neve con CATIA e sudoku con MATLAB con il potentissimo computer acquistato per scrivere la tesi di laurea (periodo di formazione). E solo dopo aver realizzato che senza tesi non potrà mai e poi mai laurearsi,  si getta nella sua stesura, con l’entusiasmo del neoassunto.

 

Tesi di laurea: Il risultato finale

Qualche mese dopo, da questo sforzo titanico, uscirà un’imperdibile capolavoro di 400 pagine (solo la prima uscita, il resto almeno 1000), interessantissima già a partire dal titolo: “Resistenza a fatica di un lego in materiale composito a matrice metallica”. Dopo aver speso esattamente l’equivalente del deposito di Zio Paperone unito all’intera di fortuna di Rockerduck e Cuordipietra Famedoro tra fotocopie e rilegatura, il quasi Ing. si avvia orgoglioso in segreteria, consegnando la tesi con una settimana di anticipo rispetto alla scadenza:

«Così avranno più tempo per apprezzare la mia opera d’arte», pensava…

 

La dura realtà

Ma presto il nostro ingegnere dovrà fare i conti con la realtà: ossia che non solo il suo prezioso lavoro verrà riposto su un qualche polveroso scaffale per essere totalmente dimenticato (alla faccia dei soldi per la stampa) ma gli verrà anche consegnato un modulo in cui dovrà necessariamente esporre in tre righe titolo e contenuto della tesi. Tre!

Insomma, condensare in tre righe, sei mesi di ricerche, sangue e sudore rappresenta un vero e proprio smacco. Ma l’ingegnere ha imparato la pazienza e anche il significato dei “pigreco mezzi” (radianti): quindi si adegua e accontenta il modulo. Scrive dunque il suo titolo con più di due righi, per poi aggiungere “Contenuto: fattibile”.

 

Il giorno della laurea

Finalmente arriva il giorno più atteso degli ultimi 10 anni: il giorno della laurea. E, dopo 10 gloriosi minuti (che sortiscono un effetto molto più potente dello xanax), l’ingegnere è finalmente tale. Il suo destino è compiuto. Finalmente ce l’ha fatta.

Ma lui è un ingegnere, quindi le sue peripezie non finiscono qui…