Ti sei prenotato all’appello?

Nel tuo letto, al caldo, stai valutando mentalmente la qualità e la quantità di studio svolto. Stai calcolando una stima delle probabilità di essere promosso e, dopotutto, il risultato ti rende soddisfatto. Insomma, ci sono ottime possibilità che l’esame vada bene e, seppur con un po’ di panico, non vedi l’ora di affrontarlo. Sei concentrato e motivato, nulla potrà impedirti di raggiungere il tuo obbiettivo.
Poi, quando ti stai beatamente abbandonando ad un  sonno ristoratore, un pensiero squarcia il sereno come un fulmine a ferragosto: CAZZO MA NON MI SONO PRENOTATO!!!!
La bestemmia a seguire ve la risparmio.
Sei improvvisamente sveglissimo e ti catapulti al computer nella speranza che i termini di prenotazione non siano scaduti.
Il risultato è una mail strappalacrime al professore, scritta alle 4:37 di notte, in cui inventi una ridicola scusa per giustificare la tua assenza nell’agognata lista. Il prof, dopo averti pubblicamente umiliato accusandoti di essere poco interessato all’esame, ti sbologna alla segreteria. Fatti il segno della croce.

N.B.
Potrai anche esserti laureato, magari sei già un ingegnere in carriera  ma la domanda “mi sono prenotato?” continuerà a tormentare i tuoi incubi.

 

Ah, ma quindi si doveva studiare anche quel capitolo?

Anche questa volta ti sei smazzato di studio. Magari sei stato un po’ superficiale, ma sei riuscito a preparare in poco tempo quell’esame che ti bloccava o che ti annoiava. Sei davanti l’aula e, sicuro di ciò che hai studiato, guardi con arroganza coloro che, con quaderno aperto e panico in viso, continuano a sfogliare nervosamente pagine intrise di calcoli.
Ma cos’è quella figura sconosciuta su cui alcuni tuoi colleghi stanno facendo improbabili ragionamenti?
“Scusate, ma che è sta roba?”
“Ma come? E’ il teorema di Pinco Pallo! Lo chiede sempre!”
E, managgia Gauss, ti parte l’embolo anche perché scopri che, oltre a Pinco Pallo, si doveva studiare anche capitolo Pluto, capitolo Paperino e l’appendice Nonna Papera. E, ovviamente, è roba che chiede sempre, a detta di quei secchioni di merda.
Il battito ed il respiro si accelerano, le pupille si dilatano e la pressione scende vertiginosamente.
Dopo 5 minuti sei alla pensilina degli autobus ad attendere quello che ti riporta a casa.
Ovviamente piove.

 

Il panico in 4 parole: sono usciti i risultati

E’domenica.
Ti sei concesso quella mezz’ora di sonno in più anche se, per evidenti motivi, non hai dormito bene. Fingi di essere tranquillo e rilassato ma, dentro di te, sei un pendolo che oscilla fra la lucida speranza di essere stato ammesso e la cagarella.
Fingi sorrisi, fingi nonchalance e sicurezza ma, con il telefonino oramai chirurgicamente suturato alla mano, continui ad intasare la bacheca del docente target. Il thread “aggiorna” ha priorità +1 rispetto al thread “respira”.
In uno slancio di spericolatezza, anche perché puzzi come una capra bagnata, decidi di fare una doccia.
Nei cinque minuti in cui sei sotto il getto dell’acqua calda accade l’impossibile. All’uscita dal bagno, infatti, trovi il cellulare che lampeggia manco fosse la volante dello sceriffo Rosco.
Ti hanno chiamato in quindici, whatsapp è crashato, la memoria messaggi è piena e l’anteprima di messenger reca una sola ed agghiacciante scritta: “We, vedi che sono usciti i risultati”.

 

Avete qualche scena da panico da raccontarci? Fatelo!