Nella prima parte vi abbiamo raccontato di come Mr. Henline minimizzasse la condizione di Tesla in quando povero e solo. Tuttavia, però, le voci sulla sua situazione andarono oltre l’AIEE (American Institute of Electrical Engineers, di cui Henline era segretario) giungendo persino alla Casa Bianca. Louis Adamic, scrittore sloveno naturalizzato americano, decise di scrivere a Herbert Hoover, Presidente degli Stati Uniti dal 1923 al 1933.

In questa missiva, inviata il 4 Gennaio 1943, vengono resi noti alcuni retroscena USA-URSS di cui, personalmente, non ero a conoscenza.

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“Caro signor Hoover:

Nikola Tesla, come voi saprete, è un immigrato serbo venuto negli stati uniti dalla Croazia quasi 60 anni fa ed è diventato uno degli ingegneri più importanti del pianeta. Lui è diventato anche un cittadino Americano. All’inizio degli anni 20, Lenin lo ha esortato a trasferirsi in Unione Sovietica, promettendogli equipaggiamento scientifico e sicurezza personale per tutta la vita, ma Tesla ha rifiutato. Lui si sente Americano ed ha vissuto negli Stati uniti, facendo parte di quella civiltà che lui stesso ha contribuito a creare.

Il suo contributo alla civiltà Americana va oltre ogni possibilità di calcolo. Centinaia di miliardi di dollari del patrimonio Americano sono ascrivibili alle sue invenzioni. Esse sono al centro degli sforzi per la guerra attualmente in corso. Nessuno altro uomo ancora in vita ha dato un contributo più sostanziale alle potenzialità della vita umana di quanto non ne abbia dato Tesla.    

Tuttavia oggi, che è alla soglia dei 90 anni di età, lui è senza un soldo. E’ estremamente fragile, pesa meno di 90 pounds (40 kg). I suoi averi sono pochi e lui ha sviluppato una certa amarezza nei confronti degli USA. Non c’è dubbio che la sua attuale povertà sia una sua stessa colpa. Comunque, io penso che i consueti canoni non siano applicabili a Tesla. Lui è sempre stato uno scienziato puro, mai interessato al guadagno, sempre poco pratico con gli affari materiali.

Adesso riceve una piccola pensione dal governo slavo in esilio. Io so che Tesla soffre molto per aver dovuto accettare questa pensione dal governo del suo paese nativo, verso cui lui non ha mai contribuito direttamente. Lui soffre specialmente perché i soldi gli arrivano tramite l’Ambasciatore Yugoslavo in Washington, che lui disprezza personalmente. Tesla soffre anche dal punto di vista dell’amarezza, perché lui sente –a buon ragione- che tutti in America, soprattutto coloro che hanno beneficiato delle sue invenzioni, lo hanno dimenticato. Nessuno gli scrive; nessuno va a trovarlo.
Lui vive in una spoglia stanza al New Yorker Hotel, a New York. E’ indietro con il pagamento dell’affitto di circa un anno – la pensione Yugoslava non è sufficiente a mantenere le sue apparecchiature scientifiche, grazie alle quali lui continua a lavorare ai suoi progetti.

Questa lettera non è un appello ad un vostro personale aiuto finanziario. Qualche modo si troverà affinché si possa provvedere – lui probabilmente non supererà il 1943. Comunque c’è bisogno che qualcuno si prenda personalmente cura di lui senza che lui possa accorgersene; qualcuno che possa anche seguire i suoi attuali progetti ed esperimenti e possa preservare ciò che di valore può esserci. Forse una delle più grandi aziende elettriche che ha particolarmente beneficiato delle sue invenzioni sarebbe lieta di assegnargli una pensione per dare equilibrio alla vita che gli resta. Mi chiedo se voi conosciate qualcuno da poter avvicinare. Una pensione con una simile provenienza solleverebbe Tesla dalla necessità di accettare altri soldi dal governo Yugoslavo. Ciò riuscirebbe anche a ridurre i suoi sentimenti di abbandono. Questo sarebbe un adatto, seppure piccolo, riconoscimento che l’America deve ad un uomo che ha fatto così tanto per il suo paese.
Nel caso in cui le interessassero maggiori dettagli, io posso incontrarla a New York in qualsiasi momento.

Siceramente
Louis Adamic”

Hoover riceve la lettere e, preoccupato, l’8 Gennaio del 1943 la gira a Mr Henline, segretario dell’AIEE di cui Tesla era membro.

letter8

Mio caro Mr. Henline:

Vi sto inviando una copia delle lettera che Mr. Adamic mi ha inviato e che si commenta da sola. Io non so se la Società (AIEE) ha la possibilità di aiutare questo gentiluomo, ma a me sembra si tratti di un appello genuino.

Fedelmente vostro
Herber Hoover

Henline, sempre tramite la segreteria nazionale dell’AIEE, risponde il 12 Gennaio 1943:

letter9

Caro Mr. Hoover:

Siamo lieti di notare, dalla vostra lettera dell’8 Gennaio, il vostro interesse nella situazione di Nikola Tesla. La direzione dell’Istituto ha dato il via ad una serie di azioni per verificare i fatti, ma io credo non siano stati fatti sostanziali progressi. Comunque, noi siamo stati informati che Mr. Tesla riceve una modesta pensione da una compagnia manifatturiera Americana.

Veramente vostro
Segreteria nazionale

La risposta di Hoover del 9 gennaio 1943  è l’epilogo peggiore. Tesla è già morto da qualche giorno ma nessuno nell’AIEE sembra essersene ancora accorto.

letter10

Caro Mr Henline:

Da quando le ho spedito la mia lettera l’8 di Gennaio, ho appreso dai giornali che Mr. Tesla è morto.

Fedelmente vostro
Herbert Hoover

Dall’AIEE nessuno risponderà più.
Nikola Tesla, dopo aver rivoluzionato il mondo e regalato ricchezza e benestare, muore povero, abbandonato e disprezzato da coloro che più avevano beneficiato delle sue invenzioni.