J.P. Morgan, ricchissimo magnate americano il cui marchio è giunto fino ai giorni nostri, fu il più facoltoso sovvenzionatore dei progetti di Nikola Tesla. Tuttavia, dopo i fallimentari risultati della sperimentazione sulla distribuzione elettrica senza fili, Morgan decise di tagliare i fondi a Nikolino. Considerava Tesla sicuramente un genio, ma era anche convinto che questa sua genialità lo rendesse poco affidabile.
Tesla  fu costretto a dichiarare banca rotta ed a vendere le sue poche proprietà; fu così che divenne praticamente povero. Negli anni di maggiore benestare economico, Nikolino non si era mai preoccupato di fare investimenti per garantirsi una vecchiaia serena, al contrario aveva sempre e solo investito in nuove e costose apparecchiature per poter fare esperimenti sempre più spinti.

Raggiunta una certa età, Tesla si trovò solo (non era sposato né aveva figli) e viveva con una piccola pensione passatagli dal governo Yugoslavo.

Le spese di vitto e alloggio (non aveva mai acquistato una casa ma viveva in albergo) gli venivano “generosamente” abbuonate dal proprietario del Hotel New Yorker in nome del grande contributo che Tesla aveva dato all’economia americana.
Insomma, non una grande fine per “colui che ha inventato il ventesimo secolo”.

La comunità scientifica, oramai convinta che Tesla fosse pazzo e bruciato dalle ingiustizie e dai fallimenti, provò in tutti modi ad ignorare o sminuire la sua situazione. Tuttavia, qualcuno provò a smuovere le acque in favore di Tesla.
Tramite tutta una serie di lettere fra amici e membri dell’AIEE, siamo riusciti a ricostruire la situazione economica di Tesla negli ultimi anni della sua vita.

Il dott. Geger, membro dell’AIEE, il 29/5/1938, scrive a Mr Henline, responsabile della Segreteria Nazionale dell’AIEE:

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“Caro Mr. Henline:
ho avuto occasione di visitare la vedova di B.A. Bettrend (associato AIEE) che risiede alla residenza Cliff. Mentre ero nel laboratorio del suo defunto marito sono stato attratto da molte fotografie in cui era in compagnia di grandi uomini, fra cui: Kelvin, Heaviside, Hertz, Lodge, Tesla, etc etc. Osservavo in particolare la foto con N. Tesla e del suo trasformatore ad alta tensione scattata nel 1899. La signora Bettrend si è avvicinata e mi ha riferito l’informazione che Tesla, ora residente a New York, sia caduto praticamente in povertà e la fonte di tale informazione è una recente lettera ricevuta proprio da Tesla. Si tratta di povertà in senso relativo, dipendente dalle condizioni economiche di chi utilizza questa parola; ma se quanto descritto fosse vero, secondo me l’AIEE dovrebbe fare qualcosa. Comunque, io sono sicuro che la signora Bettrend sarebbe lieta di approfondire le sue dichiarazioni ad una autorità come quella dell’AIEE.

Malcolm Gager”

La risposta arriva solo due giorni dopo:

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“Caro signore, abbiamo ricevuto la vostra missiva del 29 riguardante la situazione di Mr. Nikola Tesla, e mi sto interrogando sul se abbiate avuto una corretta sensazione. Negli anni recenti Mr. Tesla ha vissuto all’Hotel New Yorker, ma su specifica richiesta noi omettiamo il suo indirizzo.
Non siamo a conoscenza di nulla riguardante la sua situazione finanziaria ma difficilmente penso che un individuo povero possa vivere in un hotel di New York City.

Sinceramente vostro
La Segreteria Nazionale”

Il 30 settembre 1942, tale P.L. Alger, sembra interessarsi alla situazione di Nikolino e scrive nuovamente a Henline:

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“Caro signor Henline: di tanto in tanto si sente di casi, come quello dell’allegato, in cui rinomati ingegneri si trovano in circostanze difficoltose.

ALLEGATODal notiziario settimanale del 28 settembre:
Aiuto per Tesla
La vostra dichiarazione del notiziario settimanale del 7 settembre in cui affermava che Nikola Tesla, il famoso ingegnere elettrico, è ridotto a vivere in una piccola stanza d’hotel e con una pensione dal governo Yugoslavo mi porta alla mente una frase scritta da Isaia più di 5000 anni prima dell’era cristiana: “né le ricchezze per gli uomini intelligenti, né il favore per gli uomini abili; ma il destino ed il caso raggiungono tutto loro.” (la Saggezza di Salomone, libro di Urantia)
Che peccato che un uomo che ha contribuito così tanto all’America come la conosciamo oggi sia destinato ad una fine tanto ingloriosa.
Possibile che in questo enorme paese non ci sia una sola persona socialmente consapevole e in possesso dei mezzi necessari per fare in modo che gli ultimi giorni di questo operoso lavoratore siano confortanti e piacevoli?
Sarebbe solo un piccolo dono in confronto a ciò che lui ha fatto per l’America, il suo paese adottivo.

Molti di noi hanno pensato che l’Istituto dovrebbe avere un fondo comune da cui la Direzione potrebbe saltuariamente attingere e prelevare denaro per destinarlo alla pensione di quei membri che si sono distinti e che si trovano in circostanze difficili. Io so che si tratta di un problema molto complesso da gestire, ma credo sarebbe una cosa salutare per l’istituto.

Anche se l’Istituto non allocasse denaro di per sé per questo obiettivo, potrebbe comunque ricevere contributi per questo scopo ed a cui molti ingegneri sarebbero felici di contribuire. Di frequente ho sentito l’espressione “ questa è solo una riflessione dell’industria elettrica” se alcuni di questi veramente illustri uomini non abbiano di che sostentarsi in età avanzata; e io sono sicuro che c’è un pensiero molto diffuso secondo cui l’Istituto sia l’ente più logico per sostenere tali responsabilità. Io apprezzerei se voi sottoponeste tale questione per prima alla Direzione durante la prossima riunione, e fatemi sapere se Mr. Tesla ha bisogno di qualcosa.

P.L. Alger”

Al solito Mr Henline, il 7 ottobre 1942, dalla segreteria nazionale dell’AIEE, risponde:

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Signor Alger:
abbiamo ricevuto la sua lettera del 30 settembre riguardante la situazione di Nikola Tesla.
Da tutto ciò che siamo riusciti a sapere lui vive ancora all’Hotel New Yorker. Non ci è permesso pubblicare il suo indirizzo e non riceviamo nulla da lui da lungo tempo. Ho l’impressione che le storie che riguardano la sua situazione finanziaria siano abbastanza esagerate, ma comunque non siamo a conoscenza di fatti precisi.
Questa questione verrà condotta all’attenzione della Direzione il 23 Ottobre.

Sinceramente vostro
La segreteria Nazionale


Come sia andata la vicenda non è dato saperlo. Tuttavia, la preoccupazione verso Tesla cresce e addirittura Louis Adamic, scrittore sloveno naturalizzato americano, arriva a scrivere una lunga lettera a Herbert Hoover, Presidente degli Stati uniti dal 1929 al 1933.

Questo, però, ve lo racconto nella seconda parte!