Piloti alla guida di rombanti automobili e motociclette vengono acclamati nel pantheon sportivo per le incredibili prestazioni raggiunte, spesso con potenze disponibili smisurate. Cosa accade invece quando si decide di ridurre la potenza a meno di un cavallo vapore? Resta sempre possibile portare un essere umano a velocità elevate?
Il Team Policumbent, con sede al Politecnico di Torino, si occupa di questo tema da ormai un decennio.

Nato nel 2008, il Team si propone di progettare e realizzare veicoli capaci non solo di raggiungere elevate velocità, ma di farlo senza alcun ausilio energetico esterno: nessuna batteria, nessun motore, nessun combustibile.
La sfida non è da poco, si tratta infatti di sviluppare un mezzo che permetta ad un essere umano di raggiungere e superare i 130 km/h con la sola forza delle gambe. Nasce così la bicicletta più efficiente mai realizzata.

Il terreno di gara perfetto per questa tipologia di mezzi è la World Human Powered Speed Challenge, una competizione di veicoli a propulsione umana che vede ogni anno Team universitari e privati provenienti da tutto il mondo fronteggiarsi sulle strade del deserto del Nevada in una gara di velocità pura.
Il Team Policumbent, ormai al quarto anno di partecipazione è riuscito ad aggiudicarsi il primo posto nell’edizione 2018 con il suo prototipo TAURUS. Pilotato dal ciclista Andrea Gallo il prototipo di bicicletta reclinata ha raggiunto i 133,2 km/h lanciati, battendo il precedente record italiano di 126,7 km/h e posizionandosi a soli 0,5 km/h dal record europeo. Un risultato incredibile se si considera che tale velocità è raggiunta con un wattaggio medio minore di 300 W. Il vero obiettivo e punto di riferimento rimane comunque il record mondiale di velocità di 144,4 km/h ad opera di Todd Reichert per il Team Aerovelo.

Il prototipo non appare un veicolo familiare quando lo si osserva per la prima volta. Non assomiglia a nulla di già visto, ed il motivo è il recente sviluppo che questa tipologia di veicoli ha avuto. Circondato e protetto da una carena aerodinamica il ciclista pedala in posizione semi sdraiata su un telaio interno realizzato su misura per lui. Il telaio da supporto a tutta la meccanica e l’elettronica di bordo, con la componentistica calcolata in peso ed ingombro. Per rendere le superfici esterne più aerodinamiche non vi sono vetri o superfici trasparenti attraverso cui osservare la strada, così per vedere la strada il pilota è costretto ad utilizzare due schermi indipendenti collegati a due rispettive telecamere. E questa è solo una delle tante sorprendenti soluzioni che il veicolo offre.
Senza peccare di goliardia alcuni dei prototipi più veloci del mondo si potrebbero paragonare alle F1 della bici. Per raggiungere tali velocità è infatti necessaria una grande organizzazione e coordinazione di numerosi campi ingegneristici, motivo per il quale il Team conta più di 50 membri ed è strutturato in divisioni che vanno dal gruppo di Aerodinamica, a quello di Meccanica, Elettronica, Comunicazione, Logistica e perfino Analisi delle Performance.

Dunque chi l’ha detto che per andare più veloci serve più potenza? Sembra che invece sia tutto da sempre a portata di gamba!

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