Giorgia Sicari invia alla nostra pagina un articolo che ben volentieri pubblichiamo seppur potrebbe provocare commenti scettici. L’ingegnere Edoardo Scaggiante, nell’intervista proposta, spiega il suo progetto sostenuto dall’Università di Eindhoven riguardante lo spostamento delle nuvole.

 

 

”Spostare le nuvole! Ingegnere italiano elabora il progetto di Tesla”

 

Un ingegnere veneto è al lavoro per un prototipo in grado di spostare le nuvole, lasciar passare l’energia solare e far piovere.

 

Edoardo Scaggiante è un ingegnere di 26 anni, ha uno sguardo vivace e coraggio da vendere. Durante i suoi studi di ingegneria in Olanda, ha progettato un congegno innovativo, che permetterebbe di modificare il clima in base alle esigenze del territorio. Ho il piacere di intervistarlo a Castelfranco Veneto, sua città natale.

Ciao Edoardo. Prima di parlare della tua invenzione, raccontaci un po’ di te e della tua esperienza universitaria.

La mia carriera universitaria è iniziata a Trento, alla facoltà di “Ingegneria civile e ambientale”. Dopo aver conseguito la laurea triennale, sentivo che non era davvero quella la mia strada. Sono sempre stato interessato alla salvaguardia dell’ambiente, per questo ho poi deciso di trasferirmi ad Eindhoven, in Olanda, dove ho intrapreso un Master (l’equivalente internazionale della nostra ‘Laurea magistrale’, ndr) sulle energie rinnovabili, al Dipartimento di  “Ingegneria Chimica I”. Mi sono occupato soprattutto di energia fotovoltaica e ho fatto principalmente ricerca sulle celle solari. A un certo punto è arrivata l’ispirazione, perchè in Olanda è sempre nuvoloso e piove quasi ogni giorno. Complice un libro del mio grande idolo Nicola Tesla, che avevo letto anni prima, ho pensato che ci potesse essere un modo per liberarci delle nubi usando campi magnetici e cariche elettriche. Tesla affermava di essere stato in grado di spostare le nubi e di essere riuscito a far piovere, ma dopo la sua morte i suoi documenti sono stati sequestrati dall’ FBI. Ho deciso così di buttarmi in questa ricerca, e ormai ci sto lavorando da più di un anno.

 

In cosa consiste questo macchinario e come funziona, in parole semplici?

Einstein diceva che non puoi mai dire di aver capito una cosa se non sai spiegarla a tua nonna! Il principio del funzionamento di questa macchina non è così difficile: si basa sulla scoperta dei raggi cosmici di Nicola Tesla. Consiste nel fatto che il Sole, durante la sua attività, emette un gran numero di particelle cariche positivamente, che caricano a loro volta la ionosfera di segno positivo. La terra  invece si carica negativamente per induzione elettrostatica, e questo fenomeno provoca i fulmini. Anche le nuvole però si caricano: la parte superiore di segno positivo e quella inferiore di segno negativo. Ciò che fa questa macchina è sparare ioni di carica positiva per mandare via le nubi, e al contrario di carica negativa per avvicinarle e indurre le precipitazioni. Si tratta di forza elettrostatica.

 

E’ necessaria un’energia molto grande per questo processo?

In base ai miei calcoli sono sufficienti 800 wattora per creare un buco di 50 metri di diametro. Per avere un paragone con la vita quotidiana, questo corrisponde a tenere acceso un forno per mezz’ora.

 

Quali sono le difficoltà tecniche che hai affrontato o che potresti dover affrontare?

Alcune problematiche sono dovute al fatto che si ha a che fare con alte tensioni, all’ordine dei 100 chilovolt, che ti permettono di sbagliare una sola volta. Bisogna prendere le dovute precauzioni prima di cominciare. Quando fai ricerca su qualcosa di innovativo le cose non riescono subito, e sono necessari  molti tentativi. Sono processi che richiedono anche molto tempo.

 

Tu hai molto a cuore la salvaguardia dell’ambiente. Che impatto potrebbe avere la tua invenzione sul clima, in relazione alle polveri sottili?

 

Penso che ognuno di noi dovrebbe dare importanza a questo tema. Quando ho pensato alla macchina, io volevo solo mandare via le nubi per far passare la luce solare. In seguito ho pensato che sarebbe stato molto interessante usarla per indurre le precipitazioni, visto che in Italia negli ultimi tempi la siccità è un problema serio. La scarsità di precipitazioni, unita alle polveri sottili, rende l’aria irrespirabile, quindi è molto importante che si verifichino precipitazioni periodiche. Il mio congegno sarebbe in grado di rendere inerti le polveri sottili, che diventerebbero così innocue. D’estate,inoltre, la mancanza della pioggia fa sì che si accumuli una gran quantità di vapore acqueo nelle nubi, e questo viene poi viene scaricato in tempi molto brevi, producendo inondazioni e bombe d’acqua.

 

L’università di Eindhoven ti ha sostenuto in tutto questo?

Sì, mi ha sostenuto: un anno fa ho vinto un premio nazionale presentando questo progetto a un concorso, e questo mi ha dato la forza di continuare le mie ricerche. L’università mi ha fornito uno spazio e ho avuto accesso per un periodo ai laboratori della facoltà di Ingegneria Elettrica.

 

Edoardo, tu però hai rifiutato un dottorato di ricerca per dedicarti totalmente a questo progetto. Cosa ti motiva ad andare avanti?

Ebbene sì, ho rifiutato un dottorato. Sostanzialmente l’ho fatto perchè non credevo più molto alla ricerca sulle celle solari che avevo condotto per la tesi del Master’s Degree. Erano celle che avevano la loro buona efficienza ma, dopo un paio di giorni di illuminazione, non funzionavano più. Il problema principale di tutta la ricerca accademica consiste nel fatto che è troppo finalizzata alla scrittura di articoli e non a portare concretamente qualcosa sul mercato.

Avevo presentato all’università un progetto di dottorato legato ai miei interessi, ma non è stato accettato e ho intrapreso un’altra strada.

 

Tornando al presente: cosa stai facendo in questo momento? Quali sono i tuoi prossimi progetti e novità?

Attualmente lavoro in un’azienda che fa depurazioni di acque e trattamento di ceneri da inceneritori. Lavoriamo anche col grafene, utilizzandolo come filtro, e poi nel fine settimana continuo con le mie ricerche. Ultimamente ho lavorato con un mio amico a un prototipo a scala ridotta: volevamo capire meglio quanto lontano si possono sparare le particelle.

 

Qual è il tuo rapporto con l’Italia?

Torno in Italia appena ne ho occasione. Dopo essere stato in Olanda, il confronto è inevitabile: lì diversi under 25 hanno già una start-up, ed è sconfortante vedere come qui nessuno punti sulle iniziative dei giovani. In più, la burocrazia è lenta e limitante, e noto che questo li sta portando sempre più alla rassegnazione. Sembra quasi che vogliano spingere i migliori ad emigrare.

 

Che cosa consiglieresti a un giovane che ha un’idea originale come la tua?

Gli consiglierei innanzitutto di seguire le sue passioni, non si vive bene senza fare ciò che piace. Inoltre gli direi di non fidarsi di chi è troppo gentile con lui e gli prospetta grandi scenari. Infine gli consiglierei di mettere da parte il suo ego e non avere troppa smania di successo.

 

Non ci resta che augurare buona fortuna a Edoardo, sperando che in futuro ci sorprenda nuovamente con i suoi progetti.

 

Giorgia Sicari