L’ENIAC viene notoriamente considerato come il primo computer della storia, ciò non è completamente esatto. Precedentemente infatti la IBM, in collaborazione con l’università di Harvard, ha prodotto il Mark I ( anche noto come ASCC), computer elettromeccanico dall’architettura così rivoluzionaria da essere utilizzata ancora oggi.

LE ORIGINI

Howard Aiken

Il padre del progetto fu Howard Aiken, matematico statunitense, a cui la IBM, nel 1937, assegnò un budget di 250.000 dollari ed il laboratorio di Endicott a New York.
Aiken studiò matematica ed ottenne una PhD in fisica teorica presso l’università di Harvard. Tediato dalla complessità di una serie di equazioni differenziali, pensò bene di affidarne la risoluzione numerica ad un calcolatore elettromeccanico.

La realizzazione pratica, seppur ultimata sulla carta, fu proposta senza successo ad una serie di industrie di calcolatrici e di orologi. Aiken dovette attendere che il progetto arrivasse alla scrivania di James Bryce, supervisore del reparto di macchine per il calcolo temporale della IBM, che ne rimase affascinato.

La costruzione del calcolatore iniziò nel 1937 e si protrasse per ben 5 anni.
Nel 1943 il primo prototipo di Mark I fu consegnato alla marina degli Stati Uniti che lo utilizzò durante tutta la WWII.
Nel 1945 fu donato all’università di Harvard, dove operò per ben 15 anni. Negli anni ’60, oramai obsoleto, fu smantellato ed i suoi moduli principali furono suddivisi fra l’università di Harvard, la IBM e lo Smithsonian Institution in Washington.

Dunque, giungendo al sodo, quali sono le caratteristiche sorprendenti del MARK I?

Per esserne impressionati è necessario calarsi nella realtà ingegneristica  degli anni 30. Dispositivi capaci di eseguire automaticamente le quattro operazioni numeriche di base erano già stati pensati, teorizzati ed erano anche stati costruiti. Lo stesso Turing, in Inghilterra, era riuscito in una impresa simile. Nessuno però, prima di allora, aveva tentato l’impresa di costruire un calcolatore che fosse digitale e che fosse capace di risolvere equazioni non lineari. La macchina, infatti, sapeva addizionare, sottrarre, moltiplicare e dividere in sequenza mista; sapeva operare con il logaritmo, il seno e la tangente e, non meno importante, era anche capace di svolgere diversi tipi di interpolazione.
Per ottenere ciò Aiken dovette ripensare dal basso la struttura hardware di un calcolatore. Nell’architettura di Von Neumann, dunque precedente al Mark I, la CPU prelevava i dati da elaborare e le istruzioni da eseguire tramite il medesimo bus. Quindi, ad ogni ciclo di clock, la CPU poteva o elaborare o eseguire. Nell’architettura Harvard, invece, la CPU poteva accedere ai dati ed alle istruzioni in maniera indipendente poiché  furono introdotti due bus diversi per ciascuna operazione. La paralizzazione fu determinante per rendere la macchina estremamente veloce e di conseguenza più potente.

LE SPECIFICHE

Giacché non mi piace perdermi in chiacchiere e giacché prediligo i numeri alle parole, a seguito vi elenco le incredibili caratteristiche del Mark I.

  • Nome → Aiken-IBM Automatic Sequence Controlled Calculator Mark I
  • Anno di accensione → 1943
  • Anno di disattivazione → 1959
  • Tipologia → Digitale- elettromeccanica
  • Architettura → Harvard

Componenti utilizzati:

  • 800 km di cavi
  • 3 milioni di connettori
  • 3.500 relè multipolari
  • 35.000 contatti
  • 2.225 contatori
  • 1,464 interruttori

Dimensioni e peso:

  • 16 m di lunghezza
  • 2,4 m di altezza
  • 0.5 m di profondità
  • 4.500 kg

Velocità di elaborazione:

  • 0.3 sec – addizione o sottrazione
  • 6 sec – moltiplicazione
  • 15,3 sec – logaritmo
  • più di 1 min – funzioni trigonometriche
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