“Gli ingegneri sono macchine per fare esami”. Quante volte abbiamo sentito questa frase? Tante. Quanta verità c’è? Non molta. Studiare non implica che la nostra vita debba girare necessariamente solo intorno a questo. E i ragazzi del progetto “VIBRE” lo sanno benissimo.

Diamo subito la parola a loro!

Grazie a tutti per il vostro tempo! Cominciate a presentarvi!

Certo! VIBRE è una realtà composta, oggi, da sei persone: Raffaele Salvemini (27 anni, pugliese ma residente a Cesena, laureato in ing. biomedica), Sara Piras (27 anni, sarda ma residente a Cesena, laureata in ing. Biomedica), Stefano Stravato (molisano, 25 anni, laureato magistrale in ing. Biomedica), Luca Talevi (23 anni anni, laureato in ing. Biomedica), Giuseppe Vairo (23 anni, laureando in ing. Informatica) e Simone Cesarano (fisioterapista specializzato in ambito neurologico, 24 anni). Attorno alla nostra startup hanno ruotato sin da subito altre figure anche che hanno aiutato la crescita della startup nelle sue prime fasi: Leonardo Taronna, Stefano Orsolini e Simone Tanzarella. Io, Stefano e Sara da anni lavoriamo insieme per la realizzazione di siti web (e voi di Ingegneria del Suicidio ne sapete qualcosa!) e un po’ alla volta abbiamo esteso il nostro team fino all’assetto attuale.

Come vi è venuta questa idea?

L’idea è arrivata dalla passione per le nuove tecnologie nel campo medicale unita alla voglia di combinare l’innovazione e la salute dell’uomo, di mettere al servizio della salute ciò che rappresenta oggi l’avanguardia della tecnologia. Il nostro background accademico come ingegneri biomedici ha fatto il resto.

Abbiamo cercato di capire cosa potesse servire oggi, in un contesto in cui ictus e patologie neurodegenerative tendono ad aumentare nei prossimi decenni. Secondo il report “The Bourden of Stroke in Europe” realizzato dal King’s College London, i casi di ictus in Europa aumenteranno del 34% entro il 2035 e in Italia oggi si registrano ogni anno 240mila casi all’anno. A ciò si aggiungono tutti i numeri legati a patologie come Parkinson (250mila casi a fine 2015 e 6mila nuovi casi all’anno), Sclerosi Multipla (114mila casi in Italia e ogni anno 3400 nuovi casi). Abbiamo reputato necessario pensare a qualcosa che potesse velocizzare e migliorare i processi riabilitativi finalizzando il tutto anche ad un miglioramento della qualità di vita e una maggiore autonomia.

Dovevamo trovare un modo per riuscire ad abbattere i tempi di riabilitazione, intervenire nel più breve tempo possibile e garantire una qualità della riabilitazione migliore.

Col tempo quindi abbiamo cercato di trovare persone che potessero sposare la nostra idea e aiutarci a renderla una realtà realizzabile. Da qui l’incontro con tre giovanissimi ragazzi: Luca Talevi, esperto nel campo delle BCI; Giuseppe Vairo, il nostro ing. Informatico che si occupa del software e della integrazione della realtà virtuale nel sistema; Simone Cesarano, il neurofisioterapista che delinea l’aspetto clinico del progetto. Ragazzi giovani e intraprendenti, con tanta voglia di mettersi in gioco.

Perfetto! Illustrateci in cosa consiste il vostro progetto!

VIBREVirtual Brain Experience – è un dispositivo medico indossabile che sfrutta Realtà Virtuale (VR), Intelligenza Artificiale (AI) e Interfaccia Cervello-Macchina (BCI) per la riabilitazione di pazienti con deficit agli arti superiori, causati da patologie neurologiche come l’ictus o da patologie neurodegenerative come la malattia di Parkinson e la Sclerosi Multipla.

In seguito ad un danno neurologico, il cervello si avvale di una capacità denominata plasticità neuronale, che consente di riorganizzare circuiti neurali secondari in sostituzione di quelli persi a seguito della patologia. Questo processo evidenzia la sua massima efficacia nei primi quattro mesi successivi all’evento patologico, per poi decadere velocemente.

Con la nostra tecnologia puntiamo alla massima stimolazione della plasticità neuronale durante il picco di attivazione della stessa.

VIBRE è composto da un visore per la realtà virtuale e da un sistema wireless per l’acquisizione dei segnali cerebrali (EEG). Un software permette la comunicazione delle componenti hardware e gestisce l’elaborazione dei segnali e le animazioni in VR. Il terapista avrà il controllo della terapia grazie ad un software di gestione tramite il quale potrà scegliere gli ambienti virtuali, i task da eseguire e potrà supervisionare il tutto osservando ciò che il paziente vede attraverso il visore.

Il funzionamento del dispositivo si basa sull’intenzione motoria. Il paziente, assistito dal terapista, immagina di compiere un movimento e il suo segnale EEG viene registrato. Gli algoritmi di AI estraggono dal segnale cerebrale, elaborato e filtrato, l’intenzione motoria del paziente e inviano un input al software in modo che il soggetto veda in VR esattamente il movimento immaginato.

Il vantaggio della nostra tecnologia rispetto a quella dei competitor sta proprio nella combinazione di BCI e Realtà Virtuale. Ad oggi la realtà virtuale è di gran lunga usata nel campo medico, ma è l’unione con le interfacce cervello-macchina che rende questo sistema una novità.

Un messaggio per i nostri lettori. È possibile realizzare i propri progetti parallelamente allo studio?

Sin dal primo anno della triennale ho sempre cercato di realizzare qualcosa in parallelo allo studio, qualcosa che mi distogliesse dalle lunghe ore passate sui libri. Nacque così Close-up Engineering, che oggi è una interessante realtà che coinvolge oltre trenta persone affiatate (compreso te, Gianmarco) in un progetto che mira all’informazione scientifica e tecnologica. E qualche mese fa è nata la startup Vibre, una realtà imprenditoriale che assorbe tanto tempo. Quindi sì, è possibile ambire alla realizzazione di progetti prima della laurea e lo consiglio vivamente. Bisogna stimolare il più possibile la creatività, mettere in pratica quello che si è studiato, mettere in moto il cervello e darsi da fare. È dura, bisogna sacrificarsi, ma alla fine le soddisfazioni arrivano. Bisogna puntare sempre in alto, non aver mai paura di osare e guardare sempre in grande! In Italia non è sicuramente facile portare avanti un progetto innovativo, farlo crescere e renderlo un business di alti livelli. Gli ostacoli sono tanti, forse troppi. Progetti come questi hanno necessità di investimenti non da poco, in termini di tempo e denaro. Ma non bisogna abbattersi. Mai.

Ti lascio uno spazio a piacere! Un bel messaggio per tutti i nostri lettori!

Per i lettori di Universuicidio ci piacerebbe citare una frase di Joseph Campbell tratta da “L’eroe dai mille volti” per tentare di stimolare gli studenti universitari a mettersi sempre in gioco:

Un eroe leggendario è il fondatore di qualcosa: di una nuova era, di una nuova religione, di una nuova città, di un nuovo modo di vivere. Per scoprire qualcosa di nuovo, un individuo deve abbandonare il vecchio e cercare l’idea germinale, quella che avrà il potenziale di dar vita alla nuova cosa.