Ciao a tutti sono F.B. (25 anni) e da molto tempo seguo la pagina Ingegneria del suicidio, talvolta partecipando attivamente con la creazione di meme e collage.
L’amicizia con Gianmarco, amministratore di Ingegneria del suicidio, ci porta spesso a sentirci e consultarci, spoilerandomi anche i futuri progetti ed ambizioni della pagina.
Ed è di questo che si è parlato in una lunga e piacevole telefonata qualche giorno fa, una rubrica in cui tutti i neolaureati possono raccontare il proprio percorso di studi, la propria carriera e quanto gli anni di sacrifici sui libri hanno magari portato risultato. Leggere le storie altrui per motivarsi e non finire nella depressione a cui sono destinati, spesso, gli ingegneri.
“Gianmy” mi ha proposto di inaugurare la rubrica e con grande onore e piacere ho accettato, ringraziandolo per la stima che continua a riporre nei miei confronti.
Vado così a raccontarvi la mia storia, una storia piena di insidie, una storia che, per fortuna, ha avuto un lieto fine (o un lieto “inizio”, se così si può definire l’ingresso nel mondo lavorativo).
Per non citare esplicitamente i nomi delle aziende e ditte in gioco, ho deciso di mantenere l’articolo sul vago, scrivendo ogni cosa nell’anonimato. (Ingegneria del suicidio, come sempre, è felice di rispondere alle vostri dubbi: qualora vi interessasse saperne di più o farmi domande, potete richiedergli il mio contatto e parlerete con me).
Veniamo ora alla mia storia, lunga 25 anni, ma che può essere riassunta in poche righe… più o meno…
La laurea Ingegneria Elettronica conseguita a Cesena lo scorso luglio 2016 è solo la punta dell’iceberg di tante difficoltà, prime tra tutte, iniziare tale facoltà senza basi, essendo io diplomato come Geometra (con il biennio fatto allo Scientifico, giusto per sottolineare come la scelta delle scuole superiori fatta alle medie sia un terno all’otto).
La mia laurea triennale ha sforato di 2 anni; in molti si ripetono come alibi “è normale andare fuori corso a Ingegneria”.
Personalmente non mi nascondo dietro delle scuse: tra i ragazzi che riescono nell’impresa di non pagare rate universitarie “bonus” (perchè… incredibile ma vero, ne esistono!), ce ne sono alcuni come me che hanno avuto una formazione superiore totalmente differente.
Quindi io non dico mai “son andato fuori corso perché prima ero al geometra”, ma “questo è il massimo che ho potuto fare, ci ho messo il mio impegno e NON HO RIMPIANTI!”.
Il mio voto, un 87 “tutto guadagnato”, mi rende comunque un Ingegnere come tutti gli altri!
Beh… in realtà, “Dottore in Ingegneria”. Tutti i neolaureati lo omettono perché “fa meno figo”, ma è così. Si diventa Ingegnere “solo” dopo aver sostenuto l’esame di stato che permette l’iscrizione all’albo.
E questa è una cosa che, almeno dicevo subito dopo la laurea, valuterò di fare: una volta trovato un lavoro, con calma mi metterò a studiare per sostenere l’esame di stato…
Ah, altra cosa, un Dottore triennale che sostiene l’estame di stato diventa Ingegnere Junior, il titolo di Ingegnere al 100% lo lasciamo a chi si è laureato magistrale… magistrale che, purtroppo, non ho mai considerato per mancanza di energie post laurea.
Torniamo a noi, anzi a me, “Dottore in Ingegneria”. Al termine del mio percorso di studi, l’unico ambito lavorativo che potevo valutare era quello prettamente elettronico.
Poche settimane dopo la laurea, quando puoi ancora sentire l’odore dell’alloro in testa ed ancora non ti senti disoccupato, ricevo un’inaspettata telefonata.
Agosto, il vivo dell’estate, quell’estate che dopo tanti anni torna a significare qualcosa di diverso dal “non posso, devo studiare”, è un mese troppo poco invitante per iniziare a mandare “già” curriculum vitae, meglio iniziare a settembre…
Ma, almeno in un primo momento, non ne ho avuto bisogno. Un’azienda trova il mio nominativo tra i neolaureati di Almalaurea e mi recluta a Milano per fare un corso intensivo di informatica (Java, SQL e Web HTML). PS: l’emozione di sentirsi dire per la prima volta al telefono “lei è il Dottor…?”, indescrivibile.

Per la prima volta lascio il mio nido, mi stacco dalla Romagna Mia per andare al Nord, quel “Nord” che, non solo per sentito dire, è il presente degli Ingegneri (neolaureati e non).
Il corso parte da zero e raggiunge i cento in pochissimo, una manciata di settimane ed è già finito. Entro da elettronico, esco da informatico.
Le tante nozioni e le solide basi che mi ha dato questo corso mi hanno sbocchi lavorativi anche sul mondo informatico!
Arriva così il momento di mettersi in gioco! Due parole: curriculum vitae e Linkedin!

PER IL CONTINUO DELL’AVVENTURA DI F.B. CI VEDIAMO PER IL PROSSIMO “EPISODIO”